Daniele Molmenti: “Il vero protagonista è l’atleta. Sempre!”

Daniele Molmenti: “Il vero protagonista è l’atleta. Sempre!”

Un bambino degli anni Novanta che sognava il gradino più alto del podio. Alle Olimpiadi. E lo ha conquistato a Londra 2012, K1 slalom. Quel bambino poi è diventato direttore tecnico della Nazionale di Canoa Kayak e “aiutato” Giovanni De Gennaro a fare lo stesso a Parigi 2024. Parliamo di Daniele Molmenti che dal 2017 coordina l’attività degli atleti e li segue personalmente. La sua esperienza e il mestiere di allenatore.

«Sono un bambino degli anni Novanta, ho cominciato col nuoto, poi judo fino a seguire le orme di mio fratello che si era avvicinato alla canoa. Mi piaceva l’attività all’aria aperta, lo sport in mezzo alla natura. Così sono partito, per gioco, per piacere, solo dopo è subentrata la parte agonistica. Prima c’era la sensazione, bellissima, di navigare da solo in un fiume: quando lo fai a 10-12 anni è una sensazione importante. Ti senti grande. E mi sono innamorato di questa disciplina. Follemente. Nel momento in cui ho iniziato a fare sul serio, quando gareggiavo e ho capito che avevo capacità, ho subito sognato, sognato il gradino più alto del podio, la medaglia più importante. Nella competizione più importante, le Olimpiadi.» E così è stato! Con queste parole introduciamo la quarta intervista di questa “rubrica” di Scienza&Sport, quella con Daniele Molmenti, direttore tecnico per la Federazione Italiana Canoa Kayak: le precedenti hanno visto parlare del mestiere di allenatore (e di molto altro) Gonzalo Quesada (Azzurri di rugby maschile), Ferdinando De Giorgi (Nazionale di pallavolo maschile) e Antonio La Torre (direttore tecnico della FIDAL). Daniele lo abbiamo “raggiunto” grazie alle moderne tecnologie mentre era a Sidney con gli atleti della Nazionale, dall’altra parte del mondo, e – con estrema disponibilità a incrociare orari e fusi – ci ha raccontato della sua professione e di come vive l’incarico che riveste in seno alla federazione.

Torniamo a quel periodo, quando è incominciato l’agonismo vero?
«Quando ero nelle prime rappresentative italiane. Vedevo gli altri vincere, volevo anche io qualche medaglia, anzi la più preziosa. All’inizio l’idea era di farmi notare, magari dalle ragazze (sorride nello schermo Daniele, nda), poi è venuta la curiosità, di capire come fare, come diventare più forte, di comprendere cosa c’è dietro ogni singola gara, ogni singolo sforzo. Di sapere in che modo migliorare la mia forza, la mia resistenza, il mio equilibrio.»

Ci puoi parlare rapidamente di canoa e kayak, quali sono le varie discipline? In che modo si gareggia?
«Per farla breve ci sono lo slalom e il kayak cross in acque mosse, la velocità in acque ferme su varie distanze, la discesa ancora in acque mosse, la canoa polo a squadre, la maratona, il surfski e il SUP e la paracanoa. Alcune sono specialità olimpiche. Da considerare anche la differenza tra canoa e kayak, quest’ultimo viene dalla tradizione eschimese, l’atleta è un tutt’uno con l’imbarcazione, è seduto all’interno e usa una pagaia a pala doppia, mentre la canoa canadese deriva dai nativi americani del Nord America, si sta in ginocchio, la pagaia è a pala singola, per capirci. Entrambe erano usate come mezzo di trasporto, oltre che per andare a caccia. Oggi sono uno strumento ludico e sportivo, tra l’altro uno strumento con cui ci si può divertire facilmente. Bastano poche lezioni. Regala emozioni davvero uniche in ambienti naturali, bellissimi, pensa a mare, laghi, fiumi e torrenti montani, insomma in posti stupendi. E in estrema sicurezza se si rispettano le regole che la natura mette. Senza improvvisarsi e usando il buon senso. Uno dei nostri primi insegnamenti è sul pericolo e la sua gestione.»

Leggi l’articolo completo su Scienza&Sport, numero 68, disponibile in versione cartacea e digitale.

Autore: Luca Bignami.