Il mestiere di allenatore secondo il trainer di Sabastian Sawe, primo uomo al mondo a correre la maratona sotto le due ore. Il “viaggio” continuo di Claudio Berardelli in Kenya, l’esperienza con gli atleti e ciò che conta davvero per chi fa questo lavoro.
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Ci sono muri che sembrano non poter crollare mai. Ritti a protezione di un qualcosa che pare immutabile. Nell’atletica leggera uno di questi insuperabili era correre la maratona sotto le due ore. È caduto, o meglio è stato valicato, a Londra il 26 aprile 2026 dalla prestazione dal keniano Sabastian Sawe: un’ora 59 minuti 30 secondi, il suo tempo finale.

L’atleta originario della Rift Valley, come tanti altri campioni, è seguito da un tecnico italiano, Claudio Berardelli, che abbiamo raggiunto “grazie alle nuove tecnologie digitali” al suo centro di allenamento 2 Running Club, per capire cosa c’è “oltre” il mestiere di allenatore.
Cominciamo con il tuo percorso formativo, quale è stato?
«Ho iniziato all’Università di Milano, a Scienze Motorie. Lì sui banchi di scuola ho conosciuto Gianluca Rainieri, ex nazionale di sci di fondo, più grande di me, che stava riprendendo gli studi interrotti ai tempi dell’ISEF. Mi ha presentato Vincenzo Lancini. Eravamo tutti appassionati di sport di endurance, anche se io venivo dal ciclismo. Vincenzo finisce a lavorare alla Rosa Associati, running team creato dal dottor Gabriele Rosa. Siamo nel 2002 e compie il suo primo viaggio in Kenya, rientra e mi dice “Guarda, mi serve qualcuno che mi dia una mano”. E incomincio a studiare la “corsa”, non sapevo molto: minuti al chilometro, fartlek… conoscevo poco, però mi appassiono.»
«Incontro il dottor Rosa e nel 2004 vado per la prima volta in Kenya: doveva essere un viaggio conoscitivo di una settimana… sono ormai 22 anni che sono qui. E non smetto mai di imparare perché il numero di situazioni a cui posso assistere, quasi quotidianamente, è infinito. Questo mi aiuta molto nel migliorare il mestiere dell’allenatore. Credo che essere allenatore sia qualcosa a cui ancora ambisco perché sento di non aver ancora raggiunto ciò che desidero. Continuo a non sapere e questo mi aiuta a perfezionarmi sempre di più.»
L’intervista completa la trovi solo sul numero 71 di Scienza&Sport. Disponibile in abbonamento sul nostro store.


