Il controllo del movimento quale fattore di prevenzione nel calcio giovanile

Il controllo del movimento quale fattore di prevenzione nel calcio giovanile

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La letteratura scientifica sugli infortuni nel calcio giovanile non è così dettagliata come per gli adulti, quindi è necessario sperimentare diverse tecniche di prevenzione. L’analisi di alcuni fattori di rischio e una proposta di azione lavorando preventivamente per sfruttare i movimenti “primordiali”.

L’attenzione degli staff nei confronti di quanto può verificarsi durante il percorso di formazione del giovane calciatore oggi si sta traducendo in una serie di interrogativi riguardo le metodologie e le problematiche legate al carico presentato. Per rispondere alle istanze che le esigenze “di campo” pongono, oggi è possibile far riferimento ad alcune informazioni utili all’individuazione dei contenuti da selezionare e proporre, oltre che a conoscenze che permettono di calibrare con maggiore rispondenza i compiti motori scelti rispetto agli obiettivi delle diverse categorie giovanili. Tuttavia vi è una forte disparità di conoscenze tra lo sport giovanile e quello d’élite. Per esempio, le conoscenze nell’ambito della epidemiologia degli infortuni nel calcio professionistico e non, permettono di considerare perfino l’incidenza dei traumi nelle singole fasi della stagione agonistica (Leventer et al., 2019). Il mondo sportivo giovanile è invece ancora alla ricerca di quei princìpi metodologici che possano, con maggiore sicurezza, distinguere il rischio di infortunio dall’intervento motorio finalizzato alla tutela della salute: insomma, si è alla continua ricerca di indicatori (O’Connor et al., 2020; Bakaraki et al., 2021; Dalinga et al., 2012) o di modelli di programmazione utili alla realizzazione di percorsi a lungo termine che possano assicurare la salute nel tentativo di raggiungere le migliori performance sportive (Biese et al., 2020; Post et al., 2020; Pasulka et al., 2017; Zwolski et al., 2017). 

In questo dibattito si inserisce poi il tema della adeguatezza di quanto viene proposto rispetto ai requisiti in possesso del giovane praticante: il volume di attività su base settimanale è rispondente ai livelli di partenza? Le intensità assicurate dalle singole sessioni o dagli impegni agonistici, sia pur calibrati attentamente sulle singole fasce di età, sono corrispondenti a quelli delle capacità motorie?

La partecipazione alle attività sportive è stata scelta in virtù di una spiccata predisposizione (e motivazione) verso una specifica disciplina o scaturisce dalla necessità di incrementare i livelli di attività fisica moderata e vigorosa secondo quanto indicato dalle linee guida sulla tutela della salute in età evolutiva (Koorts et al., 2019; Drenowatz et al., 2019)? Si possono proporre i medesimi carichi per entrambi i generi senza particolari rischi (McGowan et al., 2020; Zwolski et al., 2017)?

Il tema della prevenzione in ambito giovanile si configura pertanto come una materia piuttosto articolata e complessa che necessita di un quadro di riferimento più ampio rispetto a quanto può prospettarsi con l’adulto (García-Luna et al., 2020; Formenti et al., 2021).

Identificare i fattori associati all’insorgenza di lesioni è determinante per la prevenzione, in quanto consente la scelta e l’uso di metodi appropriati ed efficaci per ridurre gli infortuni. Questo problema è particolarmente importante per i giovani atleti per i quali un infortunio può compromettere lo sviluppo o addirittura segnare prematuramente il termine della propria carriera sportiva.

La relazione tra tipologia di attività svolta durante il percorso di avviamento allo sport, volumi di allenamento, frequenza dello stesso e sovraccarico si configura come un tema di rilevante importanza in letteratura (Feeley et al., 2016; Myer et al., 2015; 2016; Post et al., 2017; Popkin et al., 2019).

Altrettanta rilevanza assume l’analisi del numero e del tipo di competizioni a cui i giovani atleti sono sottoposti. Da sempre non è mai stato semplice distinguere i rischi di un allenamento ad alta intensità o basato su volumi settimanali di una certa importanza, dai pericoli derivanti dalla specializzazione in una singola disciplina.

Oggi sembrerebbe che superare le 16 ore di volume complessivo settimanale, indipendentemente dallo sport praticato e a prescindere dal numero di discipline seguite, abbia una forte relazione con l’incremento del rischio di infortunio in età giovanile (Myer et al., 2015; Jayanthi et al., 2011 & 2015; Formenti et al., 2021).

Con gli atleti professionisti e con gli adulti, la possibilità di contare su un modello di studio relativo agli aspetti preventivi ha contribuito alla raccolta di numerose informazioni di tipo epidemiologico in grado di sostenere le scelte metodologiche adottate dai singoli staff (Van Mechelen et al., 1992).

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