L'immersione in acqua fredda rappresenta una delle strategie più efficaci per la crioterapia per l'attività fisica e, in particolar modo, per il recupero dopo lo sforzo fisico. Questo è il tema illustrato da Alex Buoite Stella, Andrea Riboli, Marzo Bruzzone e Pietro Enrico di Prampero in questo articolo dedicato all'argomento allenamento e prevenzione.

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L’immersione in acqua fredda rappresenta una delle metodiche più utilizzate per accelerare il recupero dopo lo sforzo fisico. Questa review della letteratura propone un’analisi di alcuni tra i principali lavori dedicati allo studio dell’immersione in acqua fredda (CWI) applicata a diversi sport. L’obiettivo è quello di comprendere i meccanismi d’azione di questa terapia, valutarne l’efficacia, e adattare i protocolli di immersione.

Sino agli anni ’60-’70 vi era la convinzione che dalla corteccia cerebrale partissero catene di comandi dirette ai muscoli, e che quindi il sistema motorio fosse un apparato meccanico con meri compiti esecutivi. Serena Sergi ci racconta come in questa impalcatura teorica si è insinuata una crepa quando degli esperimenti condotti all’Università di Parma sull’area F5 dei macachi (area in cui si trovano neuroni motori che sparano quando la scimmia esegue dei movimenti con la mano e con la bocca) hanno messo in evidenza che vi era una logica nelle attivazioni neuronali.

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Agli inizi degli anni ’90 la scoperta dei neuroni specchio ha prodotto una vera e propria rivoluzione nelle neuroscienze, portando il sistema motorio ad avere un ruolo primario nello sviluppo delle funzioni cognitive. Studi approfonditi hanno evidenziato come i mirror intervengano attivamente nel processo di apprendimento imitativo, andando a costituire un sistema neuronale che mette in relazione le azioni eseguite da altri con il repertorio motorio interno dell’osservatore. E proprio a partire dagli studi su questi meccanismi di risonanza/rispecchiamento è possibile sviluppare metodi innovativi per l’insegnamento delle discipline sportive, dove l’osservazione e l’imitazione sono aspetti essenziali dell’apprendimento.

In questo articolo, Marica Bizzi analizza la fatica mentale nello sport analizzandola attraverso i task cognitivi più utilizzati.

Abstract: la fatica mentale è causata da un lungo e intenso compito cognitivo. Nelle ricerche svolte è stata analizzata attreverso task cognitivi, cioè dei compiti che prevedono una risposta rapida a uno stimolo visivo proposto. In questo elaborato saranno indicati i task più utilizzati e analizza la fatica mentale nelle prove d'endurance e nel calcio.

I ‘’modelli di performance’’ utili per la programmazione, l’analisi e l’ottimizzazione dell’allenamento sono stati studiati per decenni, ma solo ora stanno avendo un maggior successo, grazie anche alla commercializzazione di dispositivi di monitoraggio portatili come misuratori di potenza per biciclette, sistemi GPS, cosi come software per computer facili da usare. Questo il tema dell'articolo di Valter Vio, preparatore atletico professionista, uscita sull'ultimo numero di Scienza&Sport.

Abstract: Grazie alla diffusine di dispositivi di facile utilizzo per il monitoraggio del carico è ormai possibile calcolare la potenza critica (CP) e la capacità di lavoro anaerobico (W'), due parametri utili per controllare l'allenamento di sportivi di discipline differenti. Nell'articolo l'analisi del critical power model per ciclismo, corsa e calcio.

 

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