Matteo Rizzo (Credit: Mattia Giacomello)

Psicologia

La psicologia scende in pista
È noto a tutti come la prestazione di un atleta possa peggiorare in contesti potenzialmente stressanti, come un’esibizione pubblica o una competizione. I fattori psicologici alla base di questo degrado della prestazione sono oggetto di studio della psicologia dello sport. In questo articolo riassumiamo lo stato dell’arte delle ricerche scientifiche condotte sui pattinatori, con particolare riguardo allo stato di attivazione psicofisica, alla personalità dell’atleta e al suo focus attentivo.

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"L’ Allenamento della concentrazione e della forza d’animo nello sport : la meditazione Mindfulness una possibile risorsa.", questo il titolo completo dell'interessante articolo a firma di Barbara Rossi.

 

Abstract:  

Secondo le teorie di alcuni studiosi la generazione dei “nativi digitali” sembrerebbe più esposta a manifestare criticità nello stile attentivo e nel saper affrontare le difficoltà della vita. Ipotizzando dunque l’esistenza di una relazione tra resilienza e uso costante di tecnologie “distraenti”, l’articolo propone un percorso mirato alla gestione del problema, quello della meditazione Mindfulness applicata alla Psicologia dello sport. La prima, come dimostrato da tantissime recenti ricerche, sviluppa il controllo del focus attentivo e la presenza mentale nel qui e ora; la seconda, in sincronia con la pratica della disciplina sportiva, sviluppa la consapevolezza di sé e un sè resiliente. Lo sport diventa così una opportunità di rinforzare la capacità di affrontare la vita, in tutti i suoi aspetti.

La sfida contro se stessi e contro le proprie pigrizie, una palestra sempre e ovunque a disposizione (no excuses!), economica, per allenarsi agli orari più impensati e soprattutto all’inizio della giornata (l’orario migliore per i ritmi circadiani) sono le armi vincenti dello sport indoor domestico.

Il soggetto riuscirà a prendere i ritmi degli allenamenti giornalieri, costanti seppur brevi, “scolpirà” i muscoli del suo corpo, renderà elastiche le articolazioni e forgerà la mente, sia cognitiva sia emozionale. Drive Your Mind, quindi!

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio pubblicato su Scienza&Sport n. 34, aprile-giugno 2017, alle pagine 78-83.

Gli infortuni sportivi rappresentano un fenomeno largamente diffuso a livello internazionale, tuttavia gli studi epidemiologici italiani sono pochissimi e questo ne ostacola la comprensione delle cause e la possibilità di valutare l’efficacia delle misure preventive e di stendere dei profili di rischio. Questo articolo di Monica Gatti, psicologa-psicoterapeuta e docente presso l’Università Cattolica di Brescia e l’Università E-campus, si occupa del fatto che l'infortunio spesso rappresenta una ferita non solo fisica per un atleta.

 

 

Leggi l'abstract:

L’infortunio per uno sportivo è un evento molto stressante e potenzialmente traumatico, non solo da un punto di vista fisico, ma anche psico-sociologico, fino ad arrivare allo sviluppo di un PTSD (Post Traumatic Stress Disorder). Questa componente tende tuttavia a non essere adeguatamente presa in considerazione, ostacolando quindi un pieno recupero dell’atleta. Il contributo intende proporre un modello psicocoterapeutico evidence based – l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Shapiro, 2001), - da affiancare agli altri interventi riabilitativi nel trattamento dei traumi sportivi.

 

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