Solo con palla o anche senza? Qual è il training migliore per il giocatore?

Solo con palla o anche senza? Qual è il training migliore per il giocatore?

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Juventus, Chelsea, Monaco e Inter sono solo alcune delle tappe della carriera straordinaria del professor Antonio Pintus, oggi preparatore fisico del Real Madrid. Accompagnato da una parte del suo gruppo di preparatori (Giuseppe Bellistri e José Perales), Pintus nel corso del proprio intervento ha voluto condividere parte del lavoro di staff del proprio club di appartenenza, ma soprattutto ci ha parlato dell’importanza dell’allenamento dei giovani atleti.

La condivisione

All’inizio Pintus nell’ottica di una proficua condivisione, per cercare di rompere la monotonia del solo dialogo, ci ha subito proposto alcuni video degli allenamenti del Real Madrid, attraverso i quali è stato possibile interpretare immediatamente e capire alcuni degli obiettivi della loro metodologia e il loro modo di agire. In particolare, ci è stato mostrato il test di valutazione aerobica tramite l’utilizzo del metabolimetro K5.

Il test si effettua a una velocità costante di 18 km/h, si percorrono 50 m con una fase di recupero che va diminuendo col trascorrere del tempo; permette di estrapolare il massimo consumo di ossigeno, la massima velocità aerobica che risulterà poi utile per individualizzare il lavoro intermittente per ogni calciatore. Un altro video interessante proposto ha fatto riferimento al lavoro in palestra, dove non ci si focalizza su una metodologia isotonica o isoinerziale oppure funzionale, ma si cerca di sfruttare tutti gli stimoli in una progressione di carico graduale e controllata.

L’allenamento aerobico nei giovani

Nella fase centrale dell’intervento l’attenzione del prof si è focalizzata sulle finalità dell’allenamento aerobico nei giovani. La premessa doverosa riguarda il cuore, uno dei muscoli più importanti e potenti del corpo umano, il quale – se non dovesse funzionare adeguatamente – a risentirne sarebbe tutto il sistema fisico. Detto ciò, è quindi essenziale e imprescindibile allenare la funzionalità cardiaca attraverso l’allenamento della resistenza aerobica. Considerato anche il suo passato da allenatore di atletica, Pintus ha toccato un aspetto reputato relativamente importante, ossia che attraverso l’allenamento cardiaco e di capacità aerobica si va a incrementare la funzionalità cardiaca in termini di capacità di assunzione del sangue a livello ventricolare.

Se però con i giovani, che non sono ancora completamente sviluppati, si agisce soprattutto con allenamenti intermittenti ad alta intensità, andando oltre la soglia anaerobica, avremo un deficit di sviluppo della capacità ventricolare di assumere ossigeno a fronte di un’ipertrofia delle pareti. Quindi, se da un lato questo risulta molto positivo con atleti maturi, con i giovani un cuore troppo ipertrofico sarà sì potente, ma con poca capacità di gettata sistolica e conseguentemente una limitazione della performance. Coi ragazzi dunque bisogna focalizzarsi pure sulla capacità aerobica di base, il che non vuol dire accantonare stimoli oltre soglia ad alta intensità, ma conviene predisporre un training cardiaco “fondamentale” aerobico anche tramite l’utilizzo delle ripetute effettuate in prossimità della soglia anaerobica.

La corretta respirazione

Un altro concetto essenziale da curare, spesso trascurato, è l’allenamento della corretta meccanica respiratoria. Purtroppo, secondo l’esperienza pluriennale di Pintus, nei settori giovanili, ci si focalizza solo ed esclusivamente sull’utilizzo dell’allenamento con la palla e non si curano alcuni aspetti come la muscolatura respiratoria. Il consiglio per allenare la corretta meccanica respiratoria è quindi quello di effettuare dei lavori individualizzati con le cosiddette “vecchie” posture Mezieres, ponendo un accento particolare su quella diaframmatica e curando l’inspirazione e l’espirazione lenta. Inoltre, si sottolinea come il diaframma abbia gli stessi punti di inserzione di un muscolo determinante per la locomozione umana quale l’ileopsoas. Basti pensare infatti che alcuni problemi a livello lombare sono legati proprio all’ileopsoas e possono essere prevenuti e curati ottenendo un’ottimale meccanica respiratoria e di conseguenza una buona funzionalità del diaframma.

La tecnica di corsa

Un’altra nota dolente nei giovani risulta la tecnica di corsa. Infatti, ci si accorge di come i giocatori che arrivano in prima squadra nei professionisti non sappiano correre o lo facciano non correttamente. L’analisi di tale aspetto non si limita a una pura valutazione estetica, bensì a una questione biomeccanica che porta il giocatore a protrarre un gesto non ottimale ad alta intensità per l’intera durata di una partita e di conseguenza ad avere un maggior dispendio energetico, nonché un incremento esponenziale del rischio di infortuni.

Un esempio pratico, che è stato mostrato tramite l’ausilio di un filmato, riguarda lo skip, che è considerato dal prof l’esercizio d’eccellenza per il miglioramento della tecnica di corsa (nella foto 1 lo stesso Pintus che effettua la proposta). Bisogna però curarne l’esecuzione nei minimi dettagli e, anche a livello amatoriale, tramite l’ausilio degli smartphone si possono filmare i ragazzi mostrando loro come corrono oppure come svolgono uno skip. E conseguentemente insegnare una tecnica ideale. Con questo non si vuole trasformare una squadra di calcio in una di atletica leggera, ma è indispensabile saper correre bene. Infatti per quanto un calciatore corra frequentemente col baricentro basso per un miglior controllo della palla, in alcune fasi decisive della gara, come un’azione da gol, esprimendo altissime velocità e con un’ottima tecnica di locomozione, si possono cambiare le sorti di un incontro in pochi secondi.

Esecuzione e ripresa con uno smartphone di uno skip
Foto 1
L’esecuzione e la ripresa con uno smartphone dell’esercizio di skip.

La valutazione funzionale e il carico

Nell’ultima parte dell’intervento la parola passa ai due collaboratori José Perales e Giuseppe Bellistri, e si torna nell’ambito prima squadra. José ha analizzato il tema dei test di forza, che vengono effettuati per due motivi principali: il primo riguarda il rendimento della squadra e il secondo la possibilità di avere un riferimento per quei giocatori che dopo essersi infortunati dovranno tornare ad allenarsi con il gruppo. Tramite i test di forza vengono valutate inoltre eventuali dismetrie tra un arto e il controlaterale, considerando un soggetto a rischio infortunio se questo stesso deficit dovesse superare il 15%. Giuseppe Bellistri invece ha approfondito l’argomento riguardante il carico e la programmazione delle settimane tipo. I giocatori, tutti i giorni, durante le sedute indossano la classica pettorina con GPS, la fascia cardio e al termine di ogni sessione si richiede la percezione dello sforzo tramite la scala di Borg.

Il messaggio importante che lo staff vuole mandare è che prioritariamente per programmare le sedute si applicano quelli che sono i concetti di fisiologia e di metodologia dell’allenamento e solo successivamente si ricorre al GPS e a tutti i vari strumenti che vanno scelti come supporto e non per costruire un metodo vero e proprio. Per quanto concerne la settimana tipo, ci viene spiegato come il giovedì sia il giorno in cui il volume e l’intensità si abbassano per far recuperare il giocatore all’interno della settimana. Il martedì è dedicato all’attività aerobica con un maggior volume, mentre il mercoledì è quello con l’intensità più importante, dove solitamente viene effettuato un intervento di forza prima della parte in campo. Il venerdì si alzano ancora il volume e l’intensità, principalmente per un contributo tecnico-tattico per poi “scaricare” il sabato per prepararsi al meglio per il match.

Nel caso di un doppio impegno settimanale, ossia la situazione più frequente, la dinamica cambia e ciò su cui si pone l’attenzione è la gestione del carico, cercando di allenare al meglio i calciatori che non hanno giocato integrando anche con il lavoro senza palla. La relazione si è chiusa con un appello del professore sull’importanza del confronto e della condivisione costante al fine di migliorarsi: «Sarebbe bello mescolare le nostre esperienze e soprattutto le nostre problematiche con gli altri colleghi, non siamo qui, ad esempio, per dare delle certezze ma per cercare di migliorarci sempre. E ci sono tantissime cose che sicuramente si possono evolvere positivamente tramite il confronto e la condivisione».

Questo contenuto, a cura di Nicolò Cardani, è un estratto dell’intervento del professor Antonio Pintus al Convegno Scienza & Sport del 2021.