Le lesioni muscolari degli ischiocrurali

Le lesioni muscolari degli ischiocrurali

Nicolangelo Lupelli

Lo studio analizza le differenze tra le lesioni muscolari strutturali e quelle non strutturali agli hamstring, partendo dai dati epidemiologici relativi agli infortuni nel gioco del calcio.  Vengono descritte le fasi evolutive della lesione e ne vengono delineati i criteri di classificazione, che definiscono l’entità e le caratteristiche della lesione muscolare, in base ai criteri clinici e della diagnostica per immagini. 

Gli staff tecnici unitamente a quelli medici sono attenti agli aspetti preventivi ed a quelli relativi al recupero funzionale in caso di lesione muscolare, alla luce dei dati derivanti dagli studi epidemiologici relativi alla traumatologia nel calcio (Schuermans et al., 2017; Ekstrand et al., 2016; van Beijsterveldt et al., 2012).

L’attenzione nei confronti della prevenzione comporta la valutazione del rischio per una (conseguente) gestione dello stesso. Sono stati organizzati efficaci sistemi di sorveglianza da parte dei grandi club, per comprendere quali eventuali infortuni potersi attendere o con quale gravità, monitorando carichi di allenamento ed altre variabili legate ai markers fisiologici. Oggi, pertanto, l’attenzione non è unicamente rivolta all’incidenza di ogni singolo trauma, ma anche e soprattutto alla gravità dello stesso (Bahr et al., 2017; Emlund & Vieira, 2017; Volpi & Bisciotti, 2016).

Epidemiologia degli infortuni: breve sintesi dalla letteratura

Nel calcio il 93% degli infortuni avvengono a danno dei quattro muscoli principali degli arti inferiori: il 37% riguarda gli hamstrings, il 23% il comparto adduttorio, il 19% il quadricipite e il 13 % il gastrocnemio (Ekstrand et al., 2011; Mueller-Wohlfahrt et al., 2013).

In particolare, le lesioni muscolari agli hamstrings generalmente non sono causate da impatto con attrezzo o altro avversario, e pertanto rientrano a pieno titolo tra le lesioni cosiddette di tipo indiretto: analisi epidemiologiche condotte nella NCAA riportano che il 72,3% degli infortuni agli hamstrings sono infatti di tipo indiretto (Babu et al., 2016; Dalton et al., 2015).

Se si considera che in ogni stagione una squadra di calcio professionistica con 25 giocatori può aspettarsi circa 15 lesioni muscolari, con un tempo medio di assenza di 223 giorni, 148 allenamenti e 37 partite perse, rimarca decisamente la rilevanza che nel gioco del calcio hanno gli infortuni muscolari (Ekstrand et al., 2011) e la loro influenza sulla resa sportiva della squadra. La rilevanza delle lesioni muscolari è maggiormente evidente se la loro incidenza (nella stessa squadra) viene confrontata con quella della rottura del legamento crociato anteriore, la cui incidenza è di appena 0,4 volte ogni stagione. Al contrario, in ogni stagione il 37% dei giocatori perde un allenamento o una competizione a causa di lesioni muscolari; ciò corrisponde ad una media di 90 giorni e 15 partite perse, per squadra e per ogni stagione, solo per le lesioni dei muscoli posteriori della coscia.

Tuttavia, a fronte di tanta influenza sui risultati sportivi da parte delle lesioni muscolari corrisponde nella letteratura internazionale una scarsa disponibilità di informazioni riguardanti la loro definizione clinico-patologica e i loro sistemi di classificazione. La lesione distrattiva muscolare, in letteratura internazionale “muscle strain”, rappresenta uno dei termini più frequentemente utilizzati per descrivere gli infortuni muscolari degli atleti, ma questo termine è ancora senza una definizione chiara, e viene usata con ampia variabilità di entità e tipologie differenti. Le lesioni muscolari degli atleti si presentano in modo talmente eterogeneo, che tradizionalmente sono state difficili da definire e classificare. Dal momento che i muscoli si presentano con molte forme e dimensioni diverse, oltre ad una complessa organizzazione funzionale e anatomica, è risultato difficile sviluppare una terminologia e una classificazione delle loro lesioni, tali da essere universalmente applicabili. 

I muscoli più frequentemente lesionati sono quelli bi-articolari o quelli con un’architettura più complessa (ad esempio l’adduttore lungo), soprattutto se sono sottoposti soprattutto a contrazioni eccentriche e contengono prevalentemente fibre a contrazione rapida di tipo 2. 

Come già sottolineato, nei giocatori di calcio il 93% delle lesioni riguarda i quattro principali gruppi muscolari degli arti inferiori (Ekstrand et al., 2011): 

  1. hamstrings 37%;
  2. adduttori 23%;
  3. quadricipite 19%;,
  4. gastrocnemio 13%. 

Nel gioco del calcio, quasi il 96% di tutti gli infortuni muscolari si verificano in situazioni di non-contatto, mentre il danno muscolare da contusione presenta maggiore incidenza negli sport da contatto come il rugby, il football e l’hockey su ghiaccio. Il fatto che il 16% delle lesioni muscolari nei calciatori siano recidive, con un conseguente incremento del 30% del tempo di recupero rispetto a quello spettante alla lesione originaria, permette di capire la fondamentale importanza di una corretta valutazione della lesione muscolare iniziale, di una sua pronta diagnosi e del suo preciso inquadramento, e del trattamento terapeutico adeguato (Chu & Rho, 2016).

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